Buttate pure via ogni opera in versi o in prosa. Nessuno è mai riuscito a dire cos'è, nella sua essenza, una rosa. Giorgio Caproni

Io sono il tulipano forgiato dalla terra
la lingua rossa e vergine
che dura poco, o niente.
E sono l’occhio dei prati, il più elevato,
un lapis sopra il dito saccente
dito in bocca
corallo di brughiera spaesato
clandestino.
La grassa foglia ho intorno al bacino
scostumato:
farti vedere il nudo animale in me compito.
Io sono il tulipano dei nasi sopraffini,
strabuzzo, e poi starnuto
di tutti quei becchini
che spalano soltanto alla paga sindacale.
Io sono il bello dei morti spinto a riva
il ciottolo con dentro la musica Nausicaa,
e sono la sirena asessuata, il tuo colore
finito di pulire i fornelli a gambe tese.
Sono l’amante vecchio con mani sempre nuove,
il pigiatore d’uva, il garzone, l’ubriacone.
Sono la catenella dei santi sopra i seni,
la goccia di sudore alla punte tue più more;
sono la sanguisuga alle labbra
il fondo tinta, assito alle tue guance scavate
pitturate.
La mosca al bordo del piatto e la pagliuzza
finita nel bicchiere a Santuzza,
sono il miele
il dolce nella calza befana
un giocoliere; che aspetta di vederti al cancello
sennò muore
Massimo 07 marzo 2008
l'immagine è tratta da: http://www.erikartaz.net/
