Se a notte capitasse d’urtarti,
pregherei,
che pietra d’angolare tu fossi
perché si:
vorrei il mattino averti in un livido
quaggiù
dove nascondo il meglio di un angelo,
anche tu?
Massimo 19 ottobre 2009
Niente è morte
là tra le arance delle tue cosce
tutto è chiaro,
le bende stanno sul davanzale
sarà il vento
a spalancarti uscio e finestre;
io e il fagotto
del viaggiatore senza più mondo
se tu ora, ti scuci quella bocca
ch’è d’asola al mio dire.
Se la tua lingua ancora combatti con la mia
come in un pasto a mensa di poveri;
vorrei
farti misura e telo di lino
averti in me
come una festa d’aria e di sangue,
averti in me.
Massimo 01 novembre 2009
Sentire il gemere del piovere è salire
per quella strada in cerca del padre:
tutto è pronto
la fiasca, e la sua sedia scostata.
Qualche miglio
di ventre verde e rose pericole
una biscia
l’umore donna fattosi cielo.
Io bambino
coperto dalle frasche d’un casottino sbieco
un avamposto a guerre felici
senza sangue, un dente di coniglio alle foglie
un urlo in cuore.
Massimo 05 novembre 2009
Delle friulane, il chiaro
dei loro monti e inverni ricordo
ora che il pane
ho qui diviso in nette due parti.
E il cuore n’esce
come riluce forte il ringraziamento,
madre, su questa tavolata di bene fatto;
e ancora
mi mostri i tuoi cassetti con panni già decisi
per letti d’ospedale
o la vita solitaria. Dovesse il cielo avere ragione
prima o poi, del suo sorriso un po’ birichino
avanti gli anni.
O del tuo candelabro battuto a vento e acqua,
delle tue mani secche la fiamma che seduce
che miete come un vecchio fattore
anche se buio.
Massimo 26 ottobre 2009
Hai l’eloquenza degli alberi di mele,
quando venivano i canti dalla piana
dei contadini a passo di bue.
Le verdi mele,
acerbe e piccoline,
più vanto che proibito a dir vero;
il riso in bocca
di canottiere mezze smangiate
il niente danno
dell’erba e la sua specie d’amore sui ginocchi.
Così è questo sentirti la mano
ora ch’è ferma
e pare aver smarrito le chiavi in acqua scura.
Così è del polso il vento leggero che lo scuote,
il tendine viepiù rilassato
l’osso incline
fotografato al muso di un cane
o a un mio passaggio.
Memoria della vita passata,
del ragazzo,
che t’ha insegnato orgoglio di petto
il nudo estremo
la trasparenza fino nel grembo
le ore sante.
Massimo 28 ottobre 2009
Ricordo che l’odore dei morti era lo stesso:
come dei calabroni che lasciano la casa.
Le labbra chiuse come un sigillo in ceralacca,
la tapparella mezza calata
su il caffè.
Per quelli già venuti a tradire l’emozione
a dirci di quel tale o quell’altro
altre notizie
da aggiungere all’elenco dei persi.
Non in Russia, dentro la neve
come le lepri prese a fame;
ma misteriosamente in un attimo già andati.
Trovati nella stalla, le mani sopra il petto
scaraventati al fosso con tutta bicicletta;
le donne dentro un letto
discrete, più ordinate.
Altra natura, altri colori
santo iddio.
Massimo 16 ottobre 2009
Sulla schiarita, fiore di nardo e di sambuco
sta già la luna madre di tetti.
È come un seno
capezzolo diamante ch’è d’ogni balia piena.
Col sottogonna in raso vermiglio
qui mi ama
come fa l’acqua a ruggine in fiore
l’onda quieta
che lecca e poi ritira
mai stanca
mai da sola
Massimo 26 ottobre 2009
Tutti al mondo
si resta in un dispiego di voglie
miti, affranti;
taluni in claudicante bellezza
altri artificio
luce migliore esplosa
di manganesio e fame.
La fame che conduce agli specchi
ai letti, al cuore
degli uomini educati
e di quelli più impauriti.
E guai sia solo piangerti
tu che prorompi il seno
come le cattedrali di una città salùbre.
Mia primavera dell’Anatolia
bianca, impura
ragazza eviscerata alla cruna d’elettrone.
Ma sia la chioma rossa del ballo
la tangheira, le rose da portare sulla tua porta
il mito, del dio che uccide a volte gli amanti,
dillo tu.
Massimo 03 novembre 2009
E quando si fa autunno davvero
e tace il giusto
e sulla spiaggia è solo quel cane in allegria
e il mare sembra proprio una vecchia.
Siamo qui
qui goderecci a mele d’argento
io e te
senza una foto o un verso da cine.
A mezza età.
La mano tesa al lustro d’arbusti
l’altra giù
a cenere di pettini d’osso;
la follia
che il tempo ha lavorato sugli alberi.
Io e te
il frutto scintillante che viene
e che va via.
Massimo 25 ottobre 2009
Leggo ora della morte di Alda Merini, una delle poetesse da me più amate.
Ho avuto il privilegio di incontrarla almeno in un paio di occasioni. L’ultima, con l’amica Anna (autrice della prefazione al mio libro “Musicalia”) in un pomeriggio autunnale denso della sua spiritualità. È stata fonte di ispirazione preziosa e indimenticabile per me. Oggi è una giornata molto triste, non riesco a dire altro per ora.